Essere mamma

Consigli non richiesti alle mamme: che fare

Scopriamo insieme cos’è il “Mom Shaming” e come sopravvivere ai consigli non richiesti degli altri.

21.12.2023

BUONA - Blog

Il supporto alle madri

Quando nasce un bambino, nascono una madre ed un padre.
Quella del “genitore” è infatti un’arte che si apprende solo strada facendo, un tentativo e, talvolta, uno sbaglio alla volta.
Eppure oltre l’aura di gioia e meraviglia che avvolge questa fase, troppo spesso ci si ritrova a fare i conti – soprattutto le madri – con il peso delle aspettative degli altri e tanti, a volte troppi, consigli non richiesti.
“Non tenere troppo in braccio il bambino, così lo vizi!”, “Ma come, non hai preso la frutta Bio coltivata solamente sulla cima più alta dell’Himalaya?!” o ancora “Se non lo copri bene si ammala” contrapposto al “Se lo copri troppo si ammala lo stesso”, o commenti più intimi e pericolosi che possono inficiare sul benessere psicologico ed emotivo della mamma.
Per questo è importante poter contare su una rete di sostegno che sappia supportare i genitori, ed in questo caso specifico le madri, nell’affrontare questa meravigliosa – quanto a volte sfidante – avventura della genitorialità.
Ricordiamoci di prendere un bel respiro, contare fino a dieci ma anche undici, dodici e tredici prima di rivolgerci ad una mamma e semmai, al posto di parlare, tendiamole una mano per farle sentire che non è sola e può contare su di noi.
Aiuti, più che consigli, perché le parole se le porta il vento ma i fatti restano e aiutano a fiorire.

Consigli non richiesti

Nel tentativo di condividere la propria esperienza, a volte si tende a dare per scontato che il modo in cui si è agito per il proprio bambino sia la scelta universalmente migliore rispetto a quella di un’altra madre.
Con tanta buona fede, ma il tatto di un pachiderma in una stanza piena di cristalli, ci si rivolge quindi alle mamme sfoggiando una serie di “consigli non richiesti” che il più delle volte, più che aiutare, fanno sentire le madri inadeguate e inferiori, dando vita a quello che gli americani chiamano “Mom Shaming”: il criticare le madri per le proprie scelte, ritenendole a priori sbagliate o inadatte perché differiscono dalle nostre.
Questo fenomeno, prima circoscritto agli ambienti domestici e familiari, si è esteso e fortificato con l’avvento dei social media, che sembrano proporre ogni giorno nuovi e insindacabili modelli genitoriali e rendono le madri, e le loro scelte, alla mercé della gogna mediatica del giorno.
Come cantava il buon Antoine nel mai più così attuale 1990: “qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, tu sempre pietre in faccia prenderai”.
Richard A. Honaker, parlando del fenomeno del Mom Shaming in America, ha affermato: “La vergogna della mamma viene spesso portata avanti per molti anni e questo può radicare la chimica anormale del cervello. Le aspettative culturali delle madri americane, quando sono elevate, renderanno la vergogna più forte, emotivamente più profonda e più difficile da trattare”.
Al mestiere dell’essere genitore si aggiungono quindi un aumento dell’ansia e, nei casi peggiori, sindromi depressive, ingrassate dalla società, dalle aspettative sociali e dai giudizi e pregiudizi che pesano soprattutto sulla figura della madre.
Questo accade in quanto, erroneamente, si crede che la madre, essendo colei che dà alla luce, sia per forza di cose più “essenziale” rispetto al padre e che di conseguenza una vita sana e felice del bambino dipendono esclusivamente da lei, dalle sue azione a dalle sue scelte.
Ed in questo modo si caricano le madri di ansie, paure e responsabilità che invece andrebbe condivise e ripartite in egual misura tra entrambi i genitori.
A ciò si somma lo stigma – per fortuna in evoluzione – che la massima realizzazione di una donna sia quella che la vede in veste di madre, delegittimandola in quanto donna stessa, lavoratrice e imprenditrice di se stessa e della propria vita.
Quante volte abbiamo sentito infatti commenti spiacevoli rivolti alle mamme che lavorano, a quelle che si prendono cura di se stesse o che hanno normalmente una rete sociale fatta di incontri, hobby e anche frivolezze?
Come se la maternità debba per forza essere un peso che incatena anziché un’avventura che ci libera ed esalta in ogni nostro aspetto.
Come se prendersi cura di qualcun altro debba per forza significare smettere di amare sé stesse, dimenticandoci che quello che siamo e il modo in cui ci siamo si riflette sul bambino stesso: amare se stessi ci aiuta ad amare meglio gli altri e, guardando con gli occhi dei più piccini, una mamma felice è sicuramente la mamma più bella.

Come affrontare i consigli non richiesti

Tra i principali consigli non richiesti rivolti alla madre troviamo quelli che riguardano:

  • l’eterna sfida tra parto vaginale e parto cesareo, secondo cui il parto vaginale, considerato quello più naturale, sia sintomatico di una maggiore efficienza e predisposizione materna, rispetto a chi ha optato per il parto cesareo. Tutto si riduce quindi al travaglio e al come lo si affronta. Ma il vostro bambino non ricorderà nulla di come è nato, ma certamente non scorderà se gli raccontavate le favole della buonanotte, i baci sulle ferite, le carezze e di quando giocavate insieme, insomma ricorderà l’amore che è l’unica cosa che di “naturale” conta;
  • il sequel della precedente sfida è quella che vede alternarsi la scelta tra l’allattamento al seno rispetto all’allattamento artificiale. Premesso che il latte materno sia sempre da preferirsi a quello artificiale, l’allattamento al seno non è sempre possibile. Può capitare che allattare al seno sia troppo doloroso per la madre, che la quantità di latte prodotto non sia sufficiente per alimentare il bambino o altri mille motivi personali e insindacabili che non devono assolutamente far sentire la madre in difetto o sbagliata. Quello che conta è agire per il bene del bambino e della madre, supervisionati dal proprio medico curante e dal pediatra, per garantire ad entrambi di vivere al meglio questo aspetto del loro rapporto;
  • altri contenziosi vengono fuori quando si parla di nanne, pisolini e addormentamento. Uno dei pregiudizi più comuni è quello con cui si consiglia alle madri di lasciare piangere il bambino nella sua culla così che “capisca” che deve dormire da solo perché, cosa temibilissima, “così non prende il vizio”. Premesso che i bambini non vanno viziati ma vanno amati, quelli che il bambino manifesta col pianto non sono vizi ma bisogni, paure, timori che solo il genitore, in questo caso la madre, può colmare e calmare. Di fronte ad una madre stanca e provata dall’ennesima notte in bianco, l’unica frase da dire è “ci penso io al piccolo, tu vai a riposare un po’”. Meno consigli non richiesti uguale più madri felici;
  • anche il cibo e la pappa sono spesso oggetto di consigli non richiesti, per cui andrebbe ben rimembrata la prima cosa che le maestre insegnano a scuola, ovvero che “bisogna parlare solo quando si è direttamente interpellati”:
  • infine – ma ahimè i consigli non richiesti sembrano non finire mai – parliamo di vestiti ed estetica, che nell’era social sembrano sempre di più investire le mamme e la scelta del vestiario infantile. Dalla ricerca della scarpa più in, al coordinato che segua le leggi dell’armocromia e delle nuove tendenze, ci si dimentica che i bambini devono fare i bambini e ciò significa in primis essere comodi, vestiti con materiali salutari e non oggetti da incorniciare nel nostro o altrui profilo Instagram. Allo stesso tempo non ha senso spendere, se non necessario, una quantità eccessiva di denaro per un paio di calzini o un pantaloncino che tra due mesi dovrete cambiare in vista della crescita del bambino.

Le parole come lame o come salvezza

Le parole possono essere lame che tagliano e feriscono o possono essere cura e lenire ogni dolore.
Per questo è importante rivolgersi alle madri, e all’altro in generale, con gentilezza e consapevolezza, pensando ogni sillaba e soppesando ogni silenzio.
Far sentire le madri accolte, capite, sostenute e sorrette permette di far nascere e crescere dei genitori felici e forti e, di conseguenza, dei bambini forti e felici.
Prendiamoci cura del benessere mentale delle mamme di oggi e delle mamme del futuro, offriamo loro un aiuto anziché una parola di rimprovero o una smorfia di disapprovazione, perché un genitore che non si sente solo è già un genitore migliore.

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